Land Art

2017 YO SOY MI CUEVA – INTERVENTO SULL’OPERA DI LAZARO SAAVEDRA. CURCUMA, CAPELLI E SANGUE; CIRCA 30x30cm. DAUNIA LAND ART, MONTE SANT’ANGELO. A CURA DI GIACOMO ZAZA.

Foto di Alessandro Tricarico.

Foto di Alessandro Tricarico.

 

2016 TERRA MIA IO SONO TUA – ESPERIMENTO UTOPICO DI LAND ART PERFORMATIVA.  PIETRE, LEGNO E PIANTE; CIRCA 300x300cm. BOSCO DI MESOLA (BARI, IT). DI NOEL GAZZANO E GRACE ZANOTTO.

Così come l’acqua è forza costante capace di formare la pietra, così un pensiero nuovo fondato su resilienza e sensibilità è capace di tras-formare la realtà rifiutando la roccia della violenza nel mondo presente e proponendo un nuovo modo di essere esseri umani.

La nostra opera è a un tempo metafora ed esempio concreto del possibile, sincrono superamento di ogni forma di violenza: verso le donne, la natura e gli esseri umani tutti. E’ prototipo di speranza che si fa realtà futura; idea rigenerativa e microcosmo rigenerante nel fluire dei processi naturali; nuova purezza scoperta applicando conoscenze e tecnologie non per distruggere l’ambiente ma finalmente per apprezzare il fatto che la natura non è un oggetto da guardare ma la nostra stessa casa – anzi, la natura siamo noi stessi.

Gocce d’acqua cadono lentamente su una struttura cava in legno e materiali recuperati rivestita da terra contenente germogli di canapa; il tutto è coperto da un burka camouflage. I germogli crescono e trapassano il tessuto. Inizia un processo di fitodepurazione: le piante depurano il terreno da sostanze tossiche; la pioggia viene a sua volta ripulita e nutre il terreno. Le artiste e i visitatori entrano uno per volta nella struttura. Guardano il territorio circostante dal ventre stesso della terra, scrutando attraverso una visiera esagonale realizzata con la tradizionale tecnica dell’uncinetto – tecnica diretta, tipicamente femminile, il cui ritmo meditativo che permette di fare realizzazioni interiori.

L’acqua, pensiero non violento, scava la dura roccia del pensiero violento simboleggiato dal burka, trasformandolo: il burka germoglia di nuova vita, ovvero dei nuovi pensieri necessari all’altrettanto necessaria trasformazione radicale della società violenta in cui viviamo. La liberazione dalla violenza verso esseri umani e natura accade quindi contemporaneamente (e non è un caso che le poche popolazioni mondiali tradizionalmente caratterizzate da una parità tra donne e uomini siano anche definite da un profondo rispetto della natura e dalla percezione degli esseri umani come parte integrante di essa). Da icona di sottomissione che censura il corpo ed annulla l’identità femminile, il burka diventa simbolo di vita umana che florida si manifesta quando sappiamo caparbiamente rifiutare la violenza e proporre una nuova realtà, migliore. Da oggetto potenzialmente tossico, il burka si depura e diventa esso stesso depurante.

Crediamo fortemente nel ruolo dell’arte come veicolo di trasformazione sociale, ed è con questo obiettivo che proponiamo il nostro progetto. Entrando nella struttura, gli esseri umani avranno l’esperienza di calarsi nel ventre della terra, sentendo nel proprio corpo il contatto diretto con la natura, le sue difficoltà, la sua forza, le proprie responsabilità verso di essa e la possibilità di una realtà diversa. La nostra speranza è che, goccia dopo goccia, l’esperienza di quest’opera d’arte diventi per il pubblico esperienza di vita, stimolando consapevolezza ecologica e presa in carico del bene comune. Noi siamo infatti quello che pensiamo: come un terreno germoglia spontaneamente in relazione alle sostanze che contiene, così anche i visitatori potranno germogliare di nuove idee e nuove azioni insieme alle delicate gocce che fanno fiorire il burka. Scalfiranno la propria roccia personale, qualunque essa sia, trovando una nuova morbidezza che permetterà loro di avere un ruolo attivo e pro-positivo nel mondo.

Il tempo passato all’interno della struttura, breve o lungo, sarà un tempo di meditazione e pulizia profonda; un tempo di rinascita interiore:

Entrata-permanenza-uscita. Rapporto-fecondazione-(ri)nascita

Azione nuova nel mondo.
Il visitatore diventa soggetto politico.

Come noi ci facciamo veicolo di cambiamento nel mondo attraverso la nostra arte, così i visitatori, creando o rinnovando la propria consapevolezza, forse agiranno in modo nuovo e si faranno essi stessi veicolo di cambiamento nel mondo, soprattutto nella cara Puglia, tanto oberata da una crisi ambientale che sta causando un drammatico incremento dei tumori.

In un’epoca in cui il turismo Pugliese punta al territorio, proponiamo un modo etico e responsabile di interagire con esso: non osservarlo come oggetto/prodotto esterno a noi, di cui usufruire, ma viverlo come realtà in cui entrare e di cui noi stessi facciamo parte. “La natura non è un posto da visitare. La natura è la nostra casa.” cit. – anzi, la natura siamo noi stessi.

L’omertà e il non-coinvolgimento sono responsabili indiretti della crisi ecologica che viviamo, tanto quanto sono responsabili diretti coloro che concretamente agiscono inquinamento e distruzione. Con questo nostro lavoro diciamo un forte NO al pensiero e comportamento omertoso e menefreghista che ignora, nega e impedisce di reagire alla reale gravità della crisi ecologica pugliese causata da decenni di interramenti di rifiuti tossici e industrie mal gestite, determinando una quotidiana violazione dei fondamentali diritti umani: il diritto alla vita ed alla salute. Invitiamo la popolazione ad entrare letteralmente nel proprio territorio, accrescendo la propria sensibilità, pensiero e volontà d’azione, nella consapevolezza di non essere soli.

Terra Mia Io Sono Tua
Puglia Mia Io Sono Tua

Entro nel tuo ventre
Mi faccio rifiuto
Mi faccio uranio, cadmio, piombo, diossina Plastica, vetro, metallo

Mafiosa, omertosa, inconsapevole

E poi goccia che vivifica Pensiero nuovo che trasforma Realtà nuova che nasce Germoglio
Fiume, forza, fantasia, fiore Pura
Libertà che libera